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Sei freelance, ecco i siti per trovare lavoro

aprile 27th, 2015  |  Published in I3C Blog

Per i lavoratori non dipendenti la cosa più difficile è far incrociare domanda e offerta. In Italia ci prova la startup Addlance

Il futuro è dei freelance? In buona parte sì. Peccato che non sia ancora così semplice  far incrociare facilmente domanda e offerta. Soprattutto in un periodo in cui, specie nei lavori creativi ma non solo, la regola fissa è ormai esternalizzare riducendo all’osso i costi fissi per rispondere con elasticità alle necessità del momento.

In Italia ci prova ora una nuova startup, AddLance, fondata a Como da Luca e Andrea Cappelletti sulla scia di esperienze, anche statunitensi, fra business administration e multinazionali high tech. Come funziona? I clienti, cioè le aziende, pubblicano gratuitamente il progetto indicando budget e le scadenze. I freelance iscritti inviano le loro proposte e i loro preventivi. L’inserzionista valuta, sceglie e assegna l’incarico. Tutto ovviamente via desktop o mobile. Alla fine della collaborazione ci si valuta reciprocamente col tradizionale sistema del rating.

Dalla programmazione web e mobile all’amministrazione e consulenza di business fino al freelancing letterario, dal copywriting alle traduzioni. Ma anche design, marketing, multimedia. Sono molti gli ambiti toccati così come le realtà coinvolte, dagli imprenditori alle startup passando per le agenzie digitali o di comunicazione fino alle Pmi che spesso non hanno la minima possibilità di confezionare certi servizi in casa.

Addlance.com è la prima piattaforma interamente made in Italy ma non è appunto l’unica operativa in Italia. Alcune delle più grandi su scala internazionale sono attive anche nel nostro Paese: da Freelancer, che vanta oltre 15 milioni di utenti registrati, in particolare in Asia, a Twago, leader in Germania con progetti in media fra i duemila e i quattromila euro. Altri esempi notevoli sono Elance, al vertice negli Stati Uniti con progetti sul migliaio di dollari e da poco unito con Odesk, e Peopleperhour, che guida questo genere di piattaforme nel Regno Unito anche con microprogetti da poche decine di sterline.

Quanto ai marketplace nati e cresciuti in Italia, la tendenza sembra più quella di far incrociare domanda e offerta tramite il meccanismo dei contest creativi. Quei sistemi, cioè, nei quali il cliente prepaga un progetto, somme di solito non elevate, e i liberi professionisti propongono i lavori (dai loghi alla grafica al design ai video) fra i quali il proponente sceglierà il vincitore. Alcuni esempi sono YouCrea (che però ha anche una classica modalità “job”) o Starbytes, corrispettivi nostrani di realtà come 99designs, attivo anche in Italia.

 

http://www.wired.it/economia/lavoro/2015/04/24/freelance-piattaforme-per-trovare/

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